Miravalle, di Anna Bosazza

 

Scendete! Dissi loro. Ma niente da fare. Non li convinsi.
Era una mattina di sole e l’aria stava cambiando profumo. Le foglie secche erano ormai marcite sotto il peso della neve sciolta. Nei prati le erbe buone stavano sollevando il capo e io desideravo moltissimo insegnare loro quel che avevo imparato. Lo zio voleva scendere e sarebbe venuto con me immediatamente, non fosse stato per la zia e la cugina Gemma. Loro non avevano portato con sé le scarpe da montagna. Avevano solo quelle buone da città. Chissà se Gemma si ricordava ancora quelle volte in cui da bambine scappavamo dal Furio nella stalla a rubare la crema del latte? Lei ha smesso di fare quelle cose da troppo tempo per potersele ricordare, ma io no. Magari non le faccio più, ma Giovannino, il più piccolo dei miei fratelli, quando torna a casa con i baffi bianchi me le fa ritornare in mente tutte le marachelle che facevamo da bambine.
Adesso però lei è lassù sul quel balcone e io giù a chiamarla.
Lo zio è venuto per venderci la sua porzione di cascina. Non gli serve più da quando vivono a Torino.
Lui non è mai stato come mio padre. Lui è sempre stato bravo a sorridere, a essere gentile e servizievole, al contrario di suo fratello. Il giorno e la notte si dice no? Il papà e il Furio adesso stanno allargando le bestie lì sotto, nel pascolo. Ma io lo so che pensano già alla Muanda. Non sono fatti per dormire nel letto comodo, nel lenzuolo un po’ azzurro quando è appena lavato e che gratta tutto. Loro sono fatti per andare su. Sono capre anche loro. Lo zio invece non era proprio capace a fare quella vita.
Lui però, diceva la nonna, è nato con la camicia. Se non fosse stato per tutti quei dottori dei Bagni e quei finti malati da accompagnare qua e là, di certo non l’avrebbe trovato il lavoro a Torino.
La Gemma mi ha detto che lei ha anche un ombrellino ricamato. E io le ho detto che era un gran peccato sciupare un ricamo con la pioggia. E allora sì che ha riso: Ma quale pioggia! – ha detto – è per il sole! Le signorine devono mantenere la pelle chiara a Torino!.
Assì? – Le ho risposto io?
Certo. La pelle bruna è delle popolane. – mi ha risposto lei.
Alla sera mi sono guardata nello specchio e ho tirato giù la pelle sotto gli occhi e l’ho trovata lì la mia pelle chiara. Io rido sempre perché sono allegra sui miei pascoli e così mi restano le zampe di gallina, dice il Giovannino! Pazienza. Vorrà dire che lei è una cittadina e io una popolana. Ma io almeno non devo mettere quel colletto stretto stretto che ha lei!
Ho insistito una buona mezz’ora dicendo di venire con me al Cucco.
Magari troviamo anche i narcisi! – Ma niente da fare, nemmeno i narcisi hanno convinto Gemma e la zia. E per la zia lo capisco, lei è diventata quel che voleva, una tota ‘d Turin, ma la Gemma! Come il Pilù; quel gattino che ho dato alla moglie del dottore di Oropa Bagni. Quando scende giù non mi riconosce più e guarda i suoi fratelli dall’alto al basso. Anche la Gemma fa così. Si crede chissà chi. Ma lo zio no. E lui alla fine l’ho convinto. È sceso e siamo andati al Cucco. E pazienza se ci siamo infangati. Ha corso con me come quando era giovane e io piccola piccola. Abbiamo trovato così tante erbe che sta sera la mamma farà la frittata, ma anche riso e masüch. E sarà tanto buono! Lo zio sorriderà come faceva oggi sul balcone, perché a lui piace tornare qui. La cascina la vende mica perché vuole lui. Lo fa per mettere da parte i soldi della dote della Gemma. Vuole sposare un impiegato. Io no. Io voglio uno che sa dirmi come si chiamano le erbe in terra e le stelle in cielo. Uno che non riesco a buttar giù con uno spintone come farei con quello spilungone della foto che mi ha mostrato e che l’ha chiesta in moglie.
Ma la Gemma è la Gemma. Le gemme stanno sugli anelli dice lei.
Ma io preferisco quelle che stanno sui rami di questa bella primavera e al diavolo il resto!

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    Regione Vallefredda, 1

    13867 Pray (BI)

Note:

La "Fabbrica della Ruota" è aperta al pubblico tutte le domeniche estive, nell'ambito della Rete Ecomuseale Biellese.
Per il resto dell'anno è aperta tutti i giorni su prenotazione per gruppi.
L'accesso per ricercatori, studiosi e tesisti al Centro di Documentazione dell'Industria Tessile è possibile su appuntamento, nei seguenti orari:
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Info e prenotazioni: 015/766221 (martedì 9:00 - 13:00), fabbricadellaruota@gmail.com

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